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ABOLIZIONE LIMITI D’ETA’ nei concorsi pubblici: Chiesto l’intervento dell’Unione Europea

ABOLIZIONE LIMITI D’ETA’

La risoluzione presentata in commissione Affari Costituzionali e Difesa vede fare un piccolo passo in avanti, il 13 Ottobre verranno auditi alcuni esponenti dei movimenti nati attorno a questa iniziativa di rivendicazione di un diritto riconosciuto anche dall’Unione Europea.
E proprio all’UE, tramite il nostro europarlamentare Ignazio Corrao, abbiamo presentato un’interrogazione alla Commissione Europea con questi quesiti:

i limiti anagrafici previsti dalla normativa italiana per i concorsi pubblici producano effetti discriminatori?

il criterio del limite di età debba essere eliminato in favore di altri più oggettivi?

ABOLIZIONE LIMITI D’ETA’

La risoluzione presentata in commissione Affari Costituzionali e Difesa vede fare un piccolo passo in avanti, il 13 Ottobre verranno auditi alcuni esponenti dei movimenti nati attorno a questa iniziativa di rivendicazione di un diritto riconosciuto anche dall’Unione Europea.
E proprio all’UE, tramite il nostro europarlamentare Ignazio Corrao, abbiamo presentato un’interrogazione alla Commissione Europea con questi quesiti:

i limiti anagrafici previsti dalla normativa italiana per i concorsi pubblici producano effetti discriminatori?

il criterio del limite di età debba essere eliminato in favore di altri più oggettivi?

EX Carabinieri Ausiliari: meritate un’altra chance!

Abbiamo dei ragazzi che da anni aspettano rivendicato il diritto ad aver riconosciuto quanto svolto durante il periodo militare di leva come CARABINIERI AUSILIARI.
Sono ragazzi che hanno avuto l’onore di prestare servizio nell’Arma e di servire la Patria con impegno e determinazione.
In questi anni la politica si è dimenticati di loro, squalificandoli da qualsiasi possibilità di far valere le capacità che hanno esercitato durante quel periodo. E’ stato un errore non dare i giusti meriti, anche solo una qualifica professionale, che permettesse di far valere i sacrifici svolti durante la leva obbligatoria.

Ecco perché ho presentato alle commissioni Difesa e Affari Costituzionali della Camera dei Deputati una risoluzione che ridia il giusto riconoscimento a tutti coloro che si sono visti dimenticati dalla politica.

Qui il testo della mia risoluzione in commissione Difesa

Le Commissioni I e IV,
premesso che:
nel 1917 (decreto luogotenenziale n. 357 del 25 febbraio 1917) 12.000 caporali e soldati di tutte le Armi e Corpi vennero assunti con la denominazione di «carabinieri ausiliari», necessari a coprire le necessità dell’Arma durante il periodo di guerra in essere;
nel 1945 (decreto legislativo luogotenenziale n. 857 del 9 novembre 1945) venne disposto il reclutamento «volontario» di carabinieri ausiliari, per la ferma di leva di 18 mesi tra i giovani appartenenti alla classe chiamata alle armi. Con esplicito richiamo al suddetto decreto, la successiva legge 18 febbraio 1963 mantenne l’arruolamento di giovani aspiranti a compiere la ferma di leva nell’Arma dei carabinieri stabilendo che essi, dopo avere frequentato con esito positivo un corso d’istruzione di tre mesi presso le legioni allievi, godessero dei trattamento economico previsto per i carabinieri effettivi (lire 50.000);
la legge 11 febbraio 1970, n. 56, aggiunse alla condizione preesistente di arruolamento dei carabinieri ausiliari nei limiti delle vacanze nei quadri organici, quella «dei limiti dei posti disponibili nel contingente determinato annualmente con legge di bilancio»;
in seguito alla sospensione del servizio di leva con la legge n. 226 del 2004 con il giuramento del 21 gennaio 2005 alla scuola di Fossano, e del successivo 28 gennaio in quella di Benevento, sono terminati i corsi dei carabinieri ausiliari;
ai sensi del primo comma dell’articolo 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226, il reclutamento del personale nelle carriere iniziali delle forze di polizia ad ordinamento civile e militare, è riservato ai volontari di Esercito, Marina e Aeronautica in ferma prefissata di un anno (ovvero in rafferma annuale) in servizio o in congedo. Invece un militare congedatosi senza demerito dopo avere prestato servizio per un anno presso la stessa Arma dei carabinieri, non può partecipare ai concorsi banditi da quest’ultima;
tale disparità di trattamento derivante direttamente dalla legge 23 agosto 2004, n. 226, risulta per i firmatari del presente atto irragionevole ed illogica onde risulta costituzionalmente di dubbia legittimità in riferimento all’articolo 3 della Costituzione;
la legge n. 226 del 2004 come è noto, è ispirata della volontà di snellire i ranghi delle forze armate e al contempo, di professionalizzare il relativo personale attingendolo esclusivamente dai volontari e non più dagli ascritti alla leva obbligatoria;
in quest’ottica è stato ragionevole e congruo sospendere la leva militare obbligatoria, ma non certo discriminare coloro che frattanto hanno svolto servizio ausiliario nell’Arma dei carabinieri e che, in base alla precedente normativa, avrebbero avuto titolo per aspirare al reclutamento dei carabinieri in servizio permanente effettivo;
considerata alla luce dei valori costituzionali coinvolti, la ponderazione degli interessi compiuta dal legislatore con le disposizioni impugnate, e ora descritta, si rivela a giudizio dei firmatari del presente atto palesemente irragionevole in quanto comporta un bilanciamento dei valori arbitrariamente differenziato e contrastante con quello presupposto dalla Costituzione, all’articolo 3, riguardo al divieto di discriminazione e al principio di uguaglianza;
in data 11 febbraio 2014 è stata assegnata alle Commissioni I e IV della Camera dei deputati la petizione n. 521 presentata dal signor Simone Donazio in qualità di portavoce nazionale del comitato carabinieri ausiliari con la quale si chiede di poter equiparare coloro che hanno svolto il servizio sostitutivo di leva in qualità di ausiliari nelle Forze di polizia a coloro che hanno svolto il medesimo servizio nelle Forze armate;
in data 13 ottobre 2014 è stata assegnata in Commissione IV della Camera dei deputati la petizione n. 751 presentata dal signor Maurizio Taccola con la quale si chiede l’immissione in servizio del personale ausiliario delle Forze armate risultato idoneo alla ferma quadriennale, ma non prescelto;
in passato sono già state presentate diverse interrogazioni parlamentari, mozioni ed emendamenti da diversi schieramenti politici con l’intenzione di rivendicare quanto denunciato dai carabinieri ausiliari in congedo, pur senza mai aver ottenuto riconoscimenti di nessun tipo in termini di equiparazione giuridica ed in palese contrasto con quanto previsto, a suo tempo, per il personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con l’articolo 6 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, e in deroga alla vigente normativa;

impegna il Governo:

ad attivarsi immediatamente per dare possibilità agli uomini e alle donne che hanno servito la patria di aver riconosciuto quanto segue:
a) accesso immediato al programma S.I.L.D. (sistema informativo lavoro difesa);
b) riserve nella partecipazione a concorsi pubblici;
c) reinserimento dei volontari delle, Forze armate congedati senza demerito nel mondo del lavoro, prevedendo la loro partecipazione anche in corsi di formazione e apprendistato;
d) riconoscimento, secondo quanto previsto dal C.O.M., ai volontari di truppa congedati senza demerito dei titoli e requisiti minimi professionali e di formazione di cui all’articolo n. 138 del regio decreto 18 giugno 31, n. 773, e successive modifiche, per l’idoneità a guardia particolare giurata e per l’iscrizione all’albo prefettizio, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto ministeriale 6 ottobre 2009 del Ministero dell’interno.

Abolizione limiti di età nella partecipazione ai concorsi nelle FFAA: la mia richiesta

E dopo aver provveduto ad approvare la legge per l’abolizione dei limiti riguardanti la statura, ho presentato una risoluzione alle commissioni Difesa e Affari Costituzionali, chiedendo che anche i LIMITI D’ETA’ per la partecipazione ai concorsi pubblici vengano aboliti.
Ce lo dice l’Europa….. che ha già sentenziato tramite la Corte Europea di Giustizia su un caso analogo in Spagna.

Qui il testo della risoluzione a mia firma

Le Commissioni I e IV,
premesso che:
la normativa dell’Unione europea evidenzia il principio di parità di trattamento a tutela del cittadino europeo contro ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, sulla razza, sulla religione, sull’età, sulla disabilità e sull’orientamento sessuale. Pertanto, per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta che riguardi le scelte religiose, le convinzioni personali, l’età, la disabilità o l’orientamento sessuale;
il Trattato di Amsterdam, introducendo l’articolo 13 al Trattato istitutivo della Comunità europea, ha infatti conferito al Consiglio il potere di adottare ”i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali;
la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, Capo III, articolo 20 recita: «Tutte le persone sono uguali davanti alla legge», sottolineando il diritto di uguaglianza di fronte alla legge; l’articolo 21 recita: «È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, sulla razza, sul colore della pelle, sull’origine etnica o sociale, sulle caratteristiche genetiche, sulla lingua, sulla religione o sulle convinzioni personali, sulle opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, sull’appartenenza ad una minoranza nazionale, sul patrimonio, sulla nascita, sugli handicap, sull’età o sulle tendenze sessuali», evidenziando il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, compresa l’età;
l’obiettivo della direttiva 2000/43/CE è quello di favorire la partecipazione di tutte le persone alla società democratica a prescindere dalla razza o dall’origine etnica, attraverso azioni che rendano effettivo il principio della parità di trattamento nell’ambito dell’attività di lavoro dipendente o autonomo, come anche in altri ambiti quali l’istruzione, la protezione sociale, la sicurezza sociale, l’assistenza sanitaria, le prestazioni sociali, l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura;
la direttiva europea 2000/43/CE – nozione di discriminazione (articolo 2) recita: «Si ha una discriminazione diretta quando una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe stata trattata un’altra in una situazione analoga a causa della sua razza od origine etnica. Si ha una discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere persone di una determinata razza o di origine etnica in una posizione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone a meno che non siano giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari»;
l’articolo 3 della Costituzione recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»;
l’individuazione ed il ruolo sistematico del principio di uguaglianza trova determinazione nell’articolo 3 e si configura in un’interpretazione unitaria e sistematica del precetto costituzionale. Infatti, tutto ciò comporta che l’articolo rappresenti oggetto di considerazione unitaria da parte dell’interprete, evidenziando l’uguaglianza formale e l’uguaglianza sostanziale. Pertanto, il significato dell’uguaglianza costituzionale trova il proprio luogo interpretativo alla stregua dell’interconnessione sistematica dei princìpi che strutturano l’ordine costituzionale;
la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 13 novembre 2014 sulla causa C-416/13 che ha visto contrapposto un cittadino spagnolo al municipio di Oviedo interviene sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, che devono essere interpretate nel senso che ostano ad una normativa nazionale che fissa a 30 anni l’età massima per l’assunzione degli agenti della polizia locale,

impegnano il Governo:

ad assumere iniziative normative per:
modificare il 6o comma dell’articolo 3 della legge 15 maggio 1997, n. 127, prevedendo che la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non sia soggetta ai limiti di età senza alcuna deroga;
abrogare l’articolo 703 della sezione III del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66;
abrogare gli articoli 2199-2200-2201 della sezione IV personale militare, parte I reclutamento.