E DOPO IL CARA DI MINEO?

E DOPO IL CARA DI MINEO?

RICONVERTIRLO IN CENTRO POLIFUNZIONALE INTERFORZE

Trasformare l’attuale Cara di Mineo in “un polo addestrativo e di formazione per le Forze Armate, le Forze dell’Ordine, la Protezione civile e i Vigili del Fuoco sia per la cooperazione militare (in chiave PESCO) che per iniziative di peacekeeping.

Ho inviato una interrogazione parlamentare al Governo Conte, condividendo l’iniziativa prima con una cinquantina di parlamentari del MoVimento 5 Stelle.
L’interrogazione, indirizzata anche ai ministri della Difesa e degli Esteri Elisabetta Trenta ed Enzo Moavero Milanesi.
è stata sottoscritta, da tutti i deputati siciliani del MoVimento 5 Stelle, dalla Presidente della Commissione Affari Esteri Marta Grande, dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia e dal capo della delegazione presso l’Assemblea Parlamentare della Nato Luca Frusone.

Il Centro d’accoglienza per richiedenti asilo (CARA) è stato fino a pochi mesi fa la più grande struttura in Europa in grado di ospitare extracomunitari richiedenti asilo.

L’Italia, insieme ad altri paesi dell’Unione Euoropea, partecipa alla cooperazione strutturata permanente (PESCO) in materia di difesa,

Ecco perchè abbiamo voluto chiedere una nuova possibilità di recupero della struttura del CARA di Mineo attraverso progettualità legate al mondo della difesa con compiti di formazione in modo da consentire il rilancio del sito in aderenza alle linee guide del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

L’Italia partecipa già a numerose missioni internazionali di pace e ci teniamo a sottolineare come la capacità e peculiarità italiana nello svolgere queste fondamentali attività di pacificazione dei territori ove siamo presenti siano qualità riconosciute senza se e senza ma.

La creazione di un polo di eccellenza europeo e mondiale nella struttura del Cara di Mineo consentirebbe di valorizzare le nostre capacità in campo di istruzione delle forze armate, per realizzare la cooperazione militare e razionalizzare le spese per missioni internazionali con progetti ricadenti sul territorio nazionale, riducendo l’esposizione di nostri militari a rischio in teatri operativi, taluni ostili.

Siamo certi che il Governo saprà attenzionare questa iniziativa, valutandone la fattibilità e ridando cosi slancio al territorio del calatino, “sedotto e abbandonato” dal “business dell’integrazione”.

Qui il testo dell’interrogazione: https://goo.gl/GhvJ2o

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gianluca.rizzo administrator